Indice dei contenuti
- Cos’è il Continuous Threat Exposure Management (CTEM)
- Differenze tra CTEM e Vulnerability Management tradizionale
- Perché adottare un modello CTEM
- Come implementare un programma di CTEM
- Esempio pratico: correlare asset, vulnerabilità e rischio
- Sfide e ostacoli nell’adozione del CTEM
Il confine tra difesa e vulnerabilità è sempre più sottile. Gli attacchi informatici evolvono con rapidità, mentre i sistemi aziendali diventano sempre più complessi e interconnessi. In questo contesto nasce il Continuous Threat Exposure Management (CTEM), un approccio che supera i limiti del tradizionale Vulnerability Management, introducendo un modello dinamico, continuo e basato su priorità reali.
L’obiettivo non è soltanto individuare le vulnerabilità, ma gestire in modo costante l’intera esposizione dell’organizzazione alle minacce, trasformando la sicurezza informatica in un ciclo di miglioramento continuo. In questo articolo approfondiremo i principi del CTEM, le differenze con i modelli tradizionali, i benefici tangibili, le fasi di implementazione e gli strumenti pratici per renderlo operativo nelle aziende.
Cos’è il Continuous Threat Exposure Management (CTEM)
Il CTEM è una metodologia di gestione continua dell’esposizione alle minacce. Non si limita a eseguire scansioni di vulnerabilità periodiche, ma adotta un ciclo continuo composto da cinque fasi fondamentali:
- Scoperta (Discovery)
Identificare tutti gli asset, endpoint, dispositivi IoT, applicazioni cloud e infrastrutture esposte alla rete, compresi quelli “ombra”. - Valutazione (Assessment)
Analizzare i rischi associati a ciascun asset, correlando vulnerabilità note, configurazioni errate, permessi eccessivi o software non aggiornati. - Prioritizzazione (Prioritization)
Ordinare le vulnerabilità in base al rischio effettivo, non solo in base al punteggio CVSS. Si considera il contesto, la criticità del business, l’esposizione pubblica e la probabilità di exploit. - Validazione (Validation)
Verificare l’efficacia delle misure di mitigazione e valutare se le vulnerabilità realmente rappresentano una minaccia attiva. Questa fase riduce i “falsi positivi”. - Mobilitazione (Mobilization)
Attivare i team di remediation o automazioni per risolvere i problemi in tempi brevi, misurando i risultati attraverso KPI operativi.
Questo ciclo non si interrompe mai. Il CTEM mantiene costantemente aggiornato il quadro dell’esposizione aziendale, adattandosi ai cambiamenti dell’infrastruttura, ai nuovi attacchi e agli aggiornamenti software.
Differenze tra CTEM e Vulnerability Management tradizionale
Il Vulnerability Management classico si basa su scansioni periodiche (spesso mensili o trimestrali), seguite da report e patch manuali. Questo approccio era adeguato in un contesto statico, ma oggi, con ambienti cloud dinamici, container, DevOps e microservizi, i cambiamenti avvengono in ore, non in settimane.
Ecco le principali differenze tra i due modelli:
| Aspetto | Vulnerability Management tradizionale | Continuous Threat Exposure Management |
| Frequenza di scansione | Periodica (mensile, trimestrale) | Continua e automatizzata |
| Obiettivo | Identificare vulnerabilità note | Gestire l’esposizione complessiva alle minacce |
| Fonte dei dati | Scanner di vulnerabilità | Integrazione multipla: asset, cloud, endpoint, threat intel |
| Metriche | Numero di vulnerabilità | Impatto reale e priorità di rischio |
| Azione | Manuale, spesso ritardata | Automatizzata e guidata da priorità |
| Allineamento con il business | Limitato | Elevato: focus sul rischio operativo |
Il CTEM non sostituisce il Vulnerability Management, ma lo evolve, integrandolo in un flusso di osservazione e risposta continua.
Perché adottare un modello CTEM
L’introduzione di un programma di Continuous Threat Exposure Management offre vantaggi concreti:
1. Visibilità completa della “attack surface”
Il CTEM consente di avere una visione unificata di tutti gli asset esposti, inclusi quelli dimenticati o non monitorati (shadow IT). Questo è particolarmente importante nei contesti multi-cloud e ibridi, dove le risorse si creano e si distruggono dinamicamente.
2. Reazione più rapida alle minacce
Con una pipeline continua di scoperta e priorità, il tempo medio tra individuazione e remediation si riduce drasticamente. Alcune aziende riportano miglioramenti del 60-80% nei tempi di chiusura delle vulnerabilità critiche.
3. Allineamento tra sicurezza e business
Il CTEM introduce metriche che parlano la lingua del management: rischio residuo, tempo di esposizione, impatto potenziale sul business. Questo permette di dimostrare il valore economico della cyber security.
4. Integrazione con l’ecosistema DevSecOps
In ambienti agili, il CTEM si innesta perfettamente nei flussi CI/CD, fornendo feedback immediato sulle vulnerabilità introdotte nel codice o nelle pipeline di deploy.
5. Migliore gestione delle risorse
Con il CTEM, i team di sicurezza si concentrano su vulnerabilità realmente sfruttabili, riducendo l’effort operativo e migliorando la produttività.
Come implementare un programma di CTEM
L’adozione di un framework CTEM non si limita all’installazione di un nuovo tool, ma implica una trasformazione dei processi di sicurezza.
1. Creare un inventario completo degli asset
Il primo passo è costruire un asset inventory costantemente aggiornato.
Questo include:
- Server on-premise e cloud
- Container e microservizi
- Endpoint e dispositivi mobili
- Risorse SaaS e API esposte
Strumenti come Qualys, Tenable, Rapid7, Microsoft Defender for Cloud, o CrowdStrike Falcon possono automatizzare questa raccolta.
2. Integrazione delle fonti dati
Il CTEM richiede la correlazione di più dati:
- Vulnerabilità note (CVE, CVSS)
- Informazioni di Threat Intelligence
- Configurazioni e permessi
- Asset criticality
- Contesto di esposizione (interno/esterno)
Un motore di data enrichment correla queste informazioni per calcolare uno score di rischio più realistico.
3. Definire KPI e metriche operative
Esempi di indicatori chiave:
- MTTR (Mean Time To Remediate)
Tempo medio per risolvere una vulnerabilità - Exposure Time
Durata media di esposizione - Remediation Rate
Percentuale di vulnerabilità chiuse nel periodo - Risk Reduction Rate
Impatto complessivo della remediation
Queste metriche rendono misurabile la maturità del programma CTEM.
4. Automatizzare la mobilitazione
La fase di mobilization può essere integrata con strumenti di orchestrazione e ticketing (es. Jira, ServiceNow, Ansible). Attraverso API è possibile aprire automaticamente ticket, assegnare priorità, monitorare lo stato e chiudere le remediation con evidenza verificata.
5. Validare e migliorare continuamente
Ogni ciclo di CTEM produce dati preziosi per affinare il modello.
L’obiettivo è ridurre progressivamente:
- La superficie di attacco (attack surface)
- Il numero di vulnerabilità critiche aperte
- Il tempo medio di esposizione
Esempio pratico: correlare asset, vulnerabilità e rischio
Di seguito un esempio di script Python che integra tre fonti: inventario asset, vulnerabilità e punteggio di rischio, per generare una tabella di priorità.
import pandas as pd
# Simulazione di dataset
assets = pd.DataFrame({
'asset_id': [1, 2, 3],
'name': ['Server01', 'WebApp01', 'DB01'],
'criticality': [5, 3, 4]
})
vulnerabilities = pd.DataFrame({
'asset_id': [1, 2, 3],
'cve': ['CVE-2025-1234', 'CVE-2025-5678', 'CVE-2025-9012'],
'cvss': [9.8, 7.5, 5.2]
})
exposure = pd.DataFrame({
'asset_id': [1, 2, 3],
'exposed_to_internet': [True, True, False]
})
# Calcolo punteggio di rischio
merged = assets.merge(vulnerabilities, on='asset_id').merge(exposure, on='asset_id')
merged['risk_score'] = merged.apply(lambda x: x['cvss'] * x['criticality'] * (1.5 if x['exposed_to_internet'] else 1), axis=1)
# Ordinamento per rischio
priority = merged.sort_values(by='risk_score', ascending=False)
print(priority[['name', 'cve', 'risk_score']])
Esempio
Questa mostra come integrare più livelli informativi per prioritizzare automaticamente le vulnerabilità in base al contesto, principio cardine del CTEM.
Sfide e ostacoli nell’adozione del CTEM
L’implementazione del Continuous Threat Exposure Management richiede una maturità organizzativa che non tutte le aziende possiedono. Le principali difficoltà includono:
- Risorse umane limitate
La gestione continua richiede analisti e ingegneri capaci di correlare dati e prendere decisioni rapide. - Qualità dei dati
Se l’inventario non è completo o le vulnerabilità non aggiornate, i risultati del CTEM possono essere fuorvianti. - Integrazione nei workflow aziendali
Senza automatismi, la fase di mobilitazione rischia di rallentare. - Change management
Il passaggio da processi statici a dinamici può incontrare resistenze interne. - Costo di implementazione
L’investimento iniziale in piattaforme e formazione può essere elevato, ma si ripaga nel tempo.
Conclusioni
Il Continuous Threat Exposure Management rappresenta la naturale evoluzione della sicurezza moderna.
In un mondo dove i sistemi si trasformano ogni giorno e gli attaccanti sfruttano ogni secondo di ritardo, la continuità diventa la chiave della resilienza.
Adottare il CTEM significa non solo prevenire gli attacchi, ma conoscere e gestire in tempo reale la propria esposizione, integrando persone, processi e tecnologie in un ciclo virtuoso di miglioramento continuo.
È il passo che trasforma la sicurezza da funzione reattiva a leva strategica per il business.
Domande e risposte
- Che cos’è il CTEM?
È un approccio di cyber security che gestisce in modo continuo l’esposizione dell’organizzazione alle minacce, andando oltre la semplice scansione di vulnerabilità. - In cosa differisce dal Vulnerability Management tradizionale?
Il CTEM opera in tempo reale, integra più fonti dati e consente di prioritizzare i rischi in base all’impatto reale. - Quali sono le fasi principali del CTEM?
Scoperta, valutazione, prioritizzazione, validazione e mobilitazione. - Il CTEM richiede nuovi strumenti?
Non necessariamente: può essere implementato integrando piattaforme esistenti con nuovi processi e automazioni. - Quanto costa implementare un programma CTEM?
Dipende dalla complessità dell’infrastruttura e dalle soluzioni scelte; l’investimento iniziale si ripaga con la riduzione del rischio. - Chi deve gestire il CTEM in azienda?
Generalmente il team di sicurezza (SOC o CISO), con la collaborazione dei reparti IT e DevOps. - Quali KPI sono più importanti nel CTEM?
MTTR, tempo medio di esposizione, tasso di remediation e riduzione del rischio complessivo. - Il CTEM è adatto anche alle PMI?
Sì, sebbene con soluzioni più leggere e automatizzate, come servizi SaaS di sicurezza gestita. - È possibile automatizzare il CTEM?
Sì, integrando scanner, piattaforme di orchestration e ticketing system. - Qual è il principale vantaggio del CTEM?
La capacità di reagire in modo continuo e proattivo alle minacce, riducendo drasticamente il rischio operativo.