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Approfondimento Tech

Cyber security OT nei data center: strategie e difesa integrata

Scopri come proteggere i data center con strategie pratiche di cyber security OT per garantire sicurezza, continuità e resilienza operativa.

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Indice dei contenuti

  • Perché la cyber security OT è cruciale nei data center
  • La convergenza IT/OT e la nuova superficie d’attacco
  • Cinque best practice per proteggere l’OT nei data center
  • Focus tecnico: come funziona un BMS in un data center
  • Esempio pratico: monitorare gli asset OT con Python
  • Il futuro della protezione OT

I data center rappresentano la spina dorsale di servizi, piattaforme e applicazioni che sostengono la vita quotidiana e il business globale. Ogni clic, ogni transazione, ogni interazione passa per queste infrastrutture, dove milioni di dati vengono elaborati, archiviati e distribuiti. Ma mentre l’attenzione della cyber security tradizionale si è concentrata per anni sul mondo IT, un altro livello più silenzioso ma altrettanto vitale sta attirando l’interesse crescente di esperti e criminali informatici: la cyber security OT, ovvero la protezione della tecnologia operativa.

La cyber security OT nei data center è oggi un tema cruciale perché questi ambienti, oltre ai server e alle reti informatiche, ospitano anche sistemi che gestiscono l’energia elettrica, il raffreddamento, la climatizzazione, la sicurezza fisica, le porte automatiche e i sensori ambientali. Tutti questi elementi sono governati da un ecosistema complesso chiamato Building Management System (BMS).
Ed è proprio questo livello, un tempo separato e isolato, a essere diventato oggi un bersaglio privilegiato per gli attacchi cyber-fisici.

Considerando che IT e OT convergono, la protezione non può più essere considerata come due mondi separati. La continuità operativa, la sicurezza dei dati e la stabilità delle infrastrutture dipendono dalla capacità di gestire entrambi in modo coordinato, con un approccio integrato e dinamico.
L’obiettivo di questo approfondimento è fornire una visione chiara, concreta e pratica su come proteggere i sistemi OT dei data center, attraverso cinque best practice fondamentali e strumenti facilmente applicabili anche da team tecnici interni.

Perché la cyber security OT è cruciale nei data center

Ogni data center è un organismo complesso che deve garantire operatività continua 24 ore su 24, 365 giorni l’anno. Qualsiasi interruzione, anche di pochi minuti, può tradursi in perdite economiche, disservizi e danni reputazionali.

La sfida è duplice: mantenere performance elevate e al tempo stesso difendersi da attacchi sempre più mirati.

I sistemi OT (Operational Technology) sono nati per garantire efficienza, automazione e controllo fisico di impianti e infrastrutture. Tuttavia, la loro progettazione iniziale raramente teneva conto della sicurezza informatica. Molti dispositivi ancora oggi in uso nei BMS utilizzano software legacy, protocolli non cifrati e interfacce di accesso prive di autenticazione forte. In alcuni casi, questi sistemi sono collegati a Internet per consentire il controllo remoto, aprendo così un varco diretto verso componenti critici dell’infrastruttura.

Un attacco riuscito contro un BMS può avere conseguenze drammatiche.

Esempio
Un aggressore che compromette il sistema di controllo della climatizzazione può disattivare il raffreddamento dei rack, portando il data center al surriscaldamento in pochi minuti. Oppure può alterare i sensori antincendio, far scattare falsi allarmi o bloccare sistemi di alimentazione di emergenza, causando interruzioni di servizio su larga scala.

Secondo diverse analisi di settore, oltre il 70% dei sistemi di automazione industriale e dei BMS presenta almeno una vulnerabilità nota che può essere sfruttata per ottenere accesso non autorizzato o installare malware. In alcuni casi, gli attaccanti non mirano a un danno diretto, ma a utilizzare l’infrastruttura OT come punto di ingresso per muoversi lateralmente verso la rete IT, dove risiedono i dati sensibili e i server aziendali.

Questa dinamica rende la cyber security OT non più un tema di nicchia, ma un elemento centrale della strategia di sicurezza complessiva.

La convergenza IT/OT e la nuova superficie d’attacco

Per molti anni i sistemi IT (Information Technology) e OT (Operational Technology) sono stati separati. Il primo ambito si occupava di dati, software e reti; il secondo di impianti, sensori e automazione fisica.
Oggi, però, la digitalizzazione spinta ha portato a un’integrazione inevitabile. La gestione di un data center moderno dipende da sistemi interconnessi che scambiano informazioni in tempo reale: dai sensori ambientali che comunicano con i server di monitoraggio, ai sistemi di controllo remoto che utilizzano interfacce web.

Questa convergenza IT/OT ha generato enormi vantaggi in termini di efficienza, ma anche una nuova superficie d’attacco.

Un tempo i sistemi OT erano isolati, ora invece parlano lo stesso linguaggio dell’IT, utilizzano protocolli TCP/IP, interfacce REST API e talvolta servizi cloud. Di conseguenza, una vulnerabilità in un endpoint OT può essere sfruttata come ponte per raggiungere i sistemi IT e viceversa.

Un caso emblematico è quello di un grande data center europeo che nel 2024 ha subito un blocco operativo di oltre 12 ore a causa di un attacco ransomware lanciato non contro i server, ma contro il sistema di supervisione energetica. L’attaccante aveva sfruttato un accesso remoto non protetto destinato ai tecnici di manutenzione.

Dopo aver cifrato i file di configurazione del sistema BMS, il ransomware ha impedito il controllo della rete elettrica, costringendo l’azienda a spegnere manualmente le sezioni operative. Il danno economico stimato ha superato i 4 milioni di euro.

Questo esempio dimostra che il perimetro di sicurezza non è più solo digitale: è anche fisico e operativo. Un attacco a un componente OT può avere impatti tangibili e immediati sul mondo reale.

Cinque best practice per proteggere l’OT nei data center

Gestire la cyber security OT significa muoversi su un terreno complesso, dove convergono infrastrutture fisiche, software industriali e connessioni di rete. Per proteggere efficacemente un data center è necessario adottare un approccio strutturato, basato su cinque pilastri fondamentali: inventario degli asset, segmentazione della rete, accesso remoto sicuro, rilevamento delle minacce e gestione delle esposizioni.

Vediamoli uno per uno in chiave pratica.

1. Inventario degli asset: conoscere per proteggere

Il primo passo di qualsiasi strategia di difesa OT è sapere esattamente cosa si deve proteggere.
Molti attacchi riescono non perché gli hacker siano più intelligenti dei difensori, ma perché l’organizzazione non ha visibilità completa sui propri sistemi.

Un inventario degli asset serve a creare una mappa precisa di tutti i dispositivi collegati alla rete OT del data center: controllori HVAC, UPS, sensori di temperatura, sistemi antincendio, apparati di rete, gateway di comunicazione e dispositivi IoT industriali.

In un ambiente così eterogeneo, l’uso di strumenti di asset discovery automatico può fare la differenza.
Questi tool analizzano il traffico di rete passivamente, individuando dispositivi, protocolli e servizi senza interrompere il funzionamento dei sistemi.

Esempio
In un data center medio-grande, un’analisi automatizzata può rivelare decine di dispositivi sconosciuti o configurati male: un router con firmware obsoleto, un sensore collegato con credenziali di default, o un modulo Modbus non cifrato. Ogni “ombra” nella rete è una potenziale porta d’ingresso per un attacco.

2. Segmentazione della rete: isolare per limitare i danni

Una volta conosciuti gli asset, il passo successivo è dividere la rete in segmenti logici e fisici.
La segmentazione della rete è una delle tecniche più efficaci per prevenire il movimento laterale di un attaccante.

In un data center moderno, i sistemi BMS dovrebbero essere isolati dalla rete IT tramite VLAN dedicate, firewall di frontiera e regole di accesso rigorose.
In pratica, significa che un server amministrativo non deve mai poter comunicare direttamente con il controllore di un’unità di raffreddamento, a meno che non ci sia una precisa esigenza operativa e un monitoraggio attivo.

Un buon approccio è applicare il modello “zero trust” anche all’OT: ogni connessione deve essere esplicitamente autorizzata, autenticata e verificata.

La segmentazione riduce l’impatto di un’eventuale compromissione: se un sensore viene infettato, non potrà propagare il malware all’intero impianto.

Molti data center adottano oggi architetture “a celle”, dove ciascuna zona OT (ad esempio l’impianto HVAC) ha un proprio segmento di rete separato, con controlli di accesso gestiti centralmente.
Questo non solo migliora la sicurezza, ma facilita anche la manutenzione e la diagnostica.

3. Accesso remoto sicuro: proteggere le porte d’ingresso

Le operazioni di manutenzione e monitoraggio remoto sono indispensabili, ma rappresentano anche uno dei principali punti di vulnerabilità.

Molti attacchi OT iniziano con un accesso remoto non protetto: credenziali deboli, VPN condivise o account dimenticati.

Per ridurre questo rischio, occorre implementare una politica di accesso remoto sicuro basata su tre principi chiave:

  • Autenticazione multifattore (MFA)
    Obbligatoria per ogni utente esterno o tecnico.
  • Privilegio minimo
    Concedere l’accesso solo ai sistemi e per il tempo strettamente necessario.
  • Monitoraggio e registrazione
    Ogni sessione remota deve essere tracciata, con log centralizzati per audit e analisi forense.

Alcuni data center adottano soluzioni di accesso “jump host” o “bastion host” che fungono da punto intermedio tra l’esterno e la rete OT.

In questo modo, l’accesso remoto non avviene mai direttamente ai dispositivi critici, ma passa da un nodo sicuro controllato.

4. Rilevamento delle minacce: vedere prima di reagire

Un sistema OT sicuro non è solo protetto, ma anche consapevole.
Il monitoraggio in tempo reale del traffico e dei comportamenti anomali è una delle difese più efficaci contro gli attacchi.

In un contesto OT, tuttavia, non basta applicare gli stessi strumenti usati per l’IT. Gli algoritmi di detection devono essere contestualizzati: devono riconoscere che un comando Modbus fuori orario o un reset improvviso di un controllore HVAC è un evento sospetto.

L’obiettivo è creare un sistema di rilevamento proattivo, in grado di:

  • Identificare anomalie di rete
  • Segnalare deviazioni nei parametri fisici (temperatura, consumo energetico, pressione)
  • Correlare eventi tra mondo digitale e mondo fisico

Esempio
Se un sensore di temperatura invia valori anomali e contemporaneamente viene registrata un’attività di login sospetta sul controllore, il sistema deve generare un alert automatico.

5. Gestione delle esposizioni: dare priorità ai rischi reali

Non tutte le vulnerabilità sono uguali. Alcune, anche se tecnicamente gravi, possono avere un impatto minimo; altre, apparentemente secondarie, possono bloccare un’intera infrastruttura.
La gestione delle esposizioni serve a individuare e correggere le vulnerabilità che rappresentano la minaccia maggiore per la continuità operativa.

Nel mondo OT, dove gli aggiornamenti non possono essere installati liberamente, la priorità diventa ancora più importante.

Invece di concentrarsi solo sul “patch management”, è necessario sviluppare una logica di prioritizzazione del rischio: proteggere prima i sistemi critici, quelli che controllano l’alimentazione o la climatizzazione, e solo dopo gli apparati secondari.

Un approccio efficace combina analisi automatica e valutazione umana.
Gli strumenti di vulnerability assessment OT mappano le versioni dei firmware e le configurazioni, ma è il team di sicurezza a decidere l’ordine di intervento in base alla criticità e all’impatto sul business.

Focus tecnico: come funziona un BMS in un data center

Il Building Management System (BMS) è il cervello operativo di un data center.
Attraverso una rete di sensori e controllori, il BMS supervisiona tutti i sistemi fisici: impianti HVAC (Heating, Ventilation and Air Conditioning), alimentazione elettrica, gruppi di continuità (UPS), illuminazione, controllo accessi e sicurezza antincendio.

Ogni componente comunica con un controller centrale tramite protocolli come Modbus, BACnet o SNMP, che trasmettono dati ambientali e operativi.

Il controller aggrega le informazioni e le invia ai server di supervisione, dove vengono visualizzate su interfacce grafiche per il personale tecnico.

In condizioni normali, il BMS opera in autonomia, regolando temperatura e consumo energetico per ottimizzare le prestazioni dei server.

Ma se un attore malevolo compromette il sistema, può manipolare parametri fisici reali: spegnere il raffreddamento, bloccare ventilatori, simulare falsi allarmi o addirittura modificare le soglie di sicurezza.
Ecco perché il BMS è considerato una superficie critica di attacco e va trattato come un sistema IT ad alta sensibilità, con autenticazione, cifratura e monitoraggio costante.

Esempio pratico: monitorare gli asset OT con Python

Per comprendere in concreto come implementare una difesa basata sulla visibilità, ecco un semplice esempio di script in Python che consente di monitorare i dispositivi OT di una rete e segnalare eventuali anomalie:

import socket

import time

devices = {

    "HVAC_Controller": "192.168.10.21",

    "UPS_System": "192.168.10.35",

    "Fire_Sensor": "192.168.10.48"

}

def check_device(ip, port=502, timeout=3):

    s = socket.socket(socket.AF_INET, socket.SOCK_STREAM)

    s.settimeout(timeout)

    try:

        s.connect((ip, port))

        print(f"[OK] Connessione attiva con {ip}")

    except Exception as e:

        print(f"[ALERT] Dispositivo {ip} non raggiungibile: {e}")

    finally:

        s.close()

while True:

    print("\n--- Scansione in corso ---")

    for name, ip in devices.items():

        print(f"Verifica {name} ({ip})...")

        check_device(ip)

    time.sleep(300)  # ripete ogni 5 minuti

Questo codice controlla ciclicamente lo stato dei dispositivi OT indicati e genera un alert se un nodo non risponde.

In un contesto reale, il sistema può essere integrato con moduli di log centralizzato, dashboard grafica e notifiche via e-mail o API, offrendo così una base semplice ma efficace per la visibilità OT.

Il futuro della protezione OT

La protezione OT nei data center non è una destinazione, ma un percorso continuo.
Man mano che le infrastrutture diventano più automatizzate e interconnesse, aumenta anche la complessità del loro perimetro di sicurezza. La sfida principale non è tanto “bloccare gli attacchi”, quanto ridurre la superficie d’esposizione, anticipare le vulnerabilità e garantire resilienza operativa anche in caso di compromissione.

Oggi la tendenza è verso una integrazione totale tra monitoraggio IT e OT.
I sistemi di sicurezza avanzata non si limitano più a osservare i log o il traffico di rete, ma correlano dati fisici e digitali: un calo anomalo di tensione può essere analizzato insieme a un accesso sospetto da remoto; una variazione di temperatura può attivare controlli sui file di configurazione.

La cyber security OT diventa così una disciplina di equilibrio: tra tecnologia e processo, tra prevenzione e risposta, tra controllo centralizzato e autonomia locale.
Le organizzazioni più mature hanno compreso che la difesa non si costruisce solo con firewall o antivirus, ma con visibilità, formazione e cultura della sicurezza.

In sintesi

In un’epoca dominata dall’intelligenza artificiale e dalla digitalizzazione spinta, i data center rappresentano il cuore pulsante della società connessa.
Difendere l’infrastruttura OT significa proteggere non solo i server, ma anche il tessuto vitale che mantiene in vita l’intero ecosistema digitale.

Le cinque best practice inventario, segmentazione, accesso sicuro, rilevamento e gestione del rischio non sono solo misure tecniche: sono una filosofia operativa.

Ogni organizzazione dovrebbe adottarle come abitudini quotidiane, integrandole nel proprio modello di governance e nei processi di manutenzione.

In definitiva, la cyber security OT è un investimento strategico.
Non serve soltanto a prevenire incidenti, ma a costruire fiducia e continuità in un mondo dove ogni bit e ogni sensore contano.

Chi saprà coniugare sicurezza, efficienza e visione integrata, sarà pronto a gestire la prossima generazione di data center resilienti.


Domande frequenti

  1. Che cos’è la cyber security OT?
    È l’insieme delle pratiche e tecnologie volte a proteggere i sistemi di controllo fisico e operativo (come BMS, HVAC, UPS) da minacce informatiche.
  2. In cosa si differenzia dall’IT security?
    L’IT si occupa della protezione dei dati e delle reti informatiche; l’OT protegge processi fisici e apparecchiature industriali che interagiscono con il mondo reale.
  3. Perché è importante nei data center?
    Perché un attacco ai sistemi OT può bloccare alimentazione, raffreddamento o sicurezza fisica, causando interruzioni di servizio critiche.
  4. Quali sono le minacce più comuni?
    Accessi non autorizzati, ransomware, exploit su protocolli industriali non cifrati e vulnerabilità nei sistemi di controllo remoto.
  5. Come si può iniziare a proteggere l’OT?
    Creando un inventario degli asset, segmentando la rete e implementando controlli di accesso sicuri con autenticazione forte.
  6. Quali strumenti si usano per il monitoraggio OT?
    Sonde di rete passive, sistemi SIEM integrati, analisi comportamentali e piattaforme di anomaly detection specifiche per ambienti industriali.
  7. È possibile aggiornare i sistemi OT legacy?
    Non sempre, ma si possono mitigare i rischi con firewall dedicati, proxy intermedi e segmentazione di rete.
  8. Come gestire gli accessi remoti ai BMS?
    Utilizzando soluzioni VPN sicure, autenticazione multifattore e registrazione completa delle sessioni di manutenzione.
  9. Quanto conta la formazione del personale?
    È fondamentale: il fattore umano è spesso il punto più debole. La consapevolezza operativa riduce gli errori e aumenta la resilienza.
  10. Qual è la direzione futura della cyber security OT?
    Verso la convergenza con l’AI e la correlazione in tempo reale tra parametri fisici e digitali, per una protezione adattiva e predittiva.
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