Indice dei contenuti
- Perché condividere i dati fa paura (e perché non dovrebbe)
- Cos’è il data altruism e perché riguarda tutti
- Data altruism, Data Governance Act e quadro normativo europeo
- Altruismo dei dati: volontarietà, fiducia e interesse generale
- Quali categorie di dati possono essere condivise
- Data altruism e settore pubblico: un nuovo modello di collaborazione
- Conflitti di interesse e garanzie di governance
- Dati per il bene comune: esempi concreti
- European data e spazio comune dei dati
- Perché il data altruism è una soluzione, non un rischio
Perché condividere i dati fa paura (e perché non dovrebbe)
Ti sei mai chiesto che fine fanno i tuoi dati una volta raccolti?
Hai mai avuto la sensazione che la condivisione dei dati sia sempre e solo a vantaggio di qualcun altro, spesso grandi piattaforme digitali, e quasi mai delle persone o della collettività?
Oppure ti sei domandato se esista un modo per usare i propri dati in modo etico, sicuro e utile, senza rinunciare alla protezione dei dati personali?
Queste domande non sono teoriche. Sono problemi reali che aziende, enti pubblici, professionisti e cittadini affrontano ogni giorno nell’economia digitale. Da un lato c’è un’enorme quantità di dati che potrebbero migliorare ricerca scientifica, sanità, mobilità, sostenibilità ambientale e servizi pubblici. Dall’altro lato, però, c’è una diffusa sfiducia: chi usa quei dati? Per quali scopi? Con quali garanzie?
È proprio in questo spazio di incertezza che nasce il data altruism, o altruismo dei dati: un modello europeo che prova a trasformare la condivisione dei dati da rischio percepito a opportunità concreta per il bene comune, mettendo al centro trasparenza, volontarietà e governance.
Questo articolo nasce per spiegare cos’è il data altruism, perché è stato introdotto dalla Unione Europea, come funziona nel Data Governance Act, e come può diventare una soluzione concreta non uno slogan per creare fiducia, valore e innovazione responsabile.
Cos’è il data altruism e perché riguarda tutti
Quando parliamo di cos’è il data altruism, parliamo di un concetto semplice ma rivoluzionario: la condivisione volontaria di tali dati da parte di persone fisiche o giuridiche per finalità di interesse generale, senza scopo di lucro.
In altre parole, il data altruism è l’atto con cui un soggetto decide di mettere a disposizione i propri dati affinché possano essere utilizzati per dati per il bene comune: ricerca medica, politiche pubbliche, tutela ambientale, innovazione sociale, sicurezza, pianificazione urbana.
La differenza fondamentale rispetto ai modelli tradizionali di raccolta dati è che qui:
- la condivisione dei dati è consapevole e volontaria
- l’utilizzo di tali dati è limitato a scopi di interesse generale
- esistono regole precise per evitare conflitti di interesse
- la governance è definita a livello europeo
Non si tratta quindi di “regalare dati”, ma di riutilizzo dei dati in un contesto normativo chiaro, controllato e orientato al valore pubblico.
Data altruism, Data Governance Act e quadro normativo europeo
Il data altruism data e governance act non è un’iniziativa isolata, ma parte integrante della strategia europea sui dati. Il riferimento normativo principale è il Data Governance Act (DGA), un regolamento approvato per facilitare la circolazione sicura dei dati all’interno dell’Unione Europea.
Il Data Governance Act introduce un quadro giuridico che disciplina:
- il riutilizzo dei dati del settore pubblico
- i servizi di intermediazione dei dati
- il data altruism
Il ruolo della Commissione Europea è centrale: definisce criteri, registri e meccanismi di controllo per garantire che i soggetti che operano nel data altruism rispettino standard elevati di affidabilità e trasparenza in tutti gli stati membri.
L’obiettivo è creare un vero spazio comune di dati europei, spesso indicato come European data space, in cui i dati possano circolare in sicurezza tra pubblico e privato.
Altruismo dei dati: volontarietà, fiducia e interesse generale
Uno degli aspetti più importanti dell’altruismo dei dati è la condivisione volontaria. Nessuno è obbligato a condividere tali dati. Questo principio è fondamentale per costruire fiducia.
La volontarietà implica:
- consapevolezza dello scopo
- trasparenza sull’utilizzo di tali informazioni
- possibilità di revoca
Il fine ultimo deve sempre essere l’interesse generale, non il profitto diretto. Questo distingue nettamente il data altruism da molte pratiche opache dell’economia digitale, dove i dati vengono spesso sfruttati senza reale controllo da parte degli interessati.
Quali categorie di dati possono essere condivise
Nel contesto del data altruism, possono essere coinvolte diverse categorie di dati, tra cui:
- dati personali (nel rispetto del GDPR)
- dati sanitari anonimizzati
- dati ambientali
- dati di mobilità
- dati energetici
- dati di ricerca
- dati generati da dispositivi IoT
La protezione dei dati personali resta un pilastro centrale. Anche quando si parla di tali servizi di condivisione, il trattamento deve essere conforme alle normative vigenti, con particolare attenzione a minimizzazione, anonimizzazione e sicurezza.
Data altruism e settore pubblico: un nuovo modello di collaborazione
Il settore pubblico gioca un ruolo strategico nel data altruism. Molti dati pubblici sono oggi sottoutilizzati o bloccati da barriere normative, tecniche o organizzative.
Grazie al Data Governance Act, il riutilizzo dei dati pubblici può avvenire in modo più strutturato, creando valore per:
- politiche pubbliche basate su evidenze
- pianificazione urbana e territoriale
- sanità e prevenzione
- sicurezza e resilienza
In questo contesto, il data altruism diventa un ponte tra cittadini, imprese e istituzioni.
Conflitti di interesse e garanzie di governance
Uno dei timori più diffusi riguarda i conflitti di interesse: cosa succede se chi gestisce i dati li usa per fini diversi da quelli dichiarati?
Il modello europeo affronta questo problema in modo diretto:
- separazione tra chi raccoglie i dati e chi li utilizza
- obblighi di trasparenza
- registri ufficiali dei soggetti di data altruism
- controlli e sanzioni
Queste garanzie sono essenziali per rendere il data altruism credibile e sostenibile nel tempo.
Dati per il bene comune: esempi concreti
Parlare di dati per il bene comune non è retorica. Esistono già esempi concreti:
- condivisione di dati sanitari per la ricerca su malattie rare
- dati ambientali per monitorare l’inquinamento
- dati di mobilità per ridurre traffico ed emissioni
- dati energetici per ottimizzare i consumi
In tutti questi casi, l’utilizzo di tali dati produce benefici collettivi che difficilmente sarebbero raggiungibili senza un approccio cooperativo.
European data e spazio comune dei dati
Il concetto di European data si inserisce nella visione di uno spazio comune europeo dei dati, dove interoperabilità, sicurezza e fiducia sono elementi chiave.
Il data altruism contribuisce a questo ecosistema, favorendo:
- interoperabilità tra stati membri
- standard comuni
- crescita dell’innovazione europea
Questo rafforza la sovranità digitale dell’Europa e riduce la dipendenza da modelli extraeuropei.
Perché il data altruism è una soluzione, non un rischio
Quando si parla di data altruism, una delle reazioni più comuni è la diffidenza. Condividere dati, anche per finalità nobili, viene spesso percepito come un rischio: perdita di controllo, possibili abusi, uso improprio delle informazioni. In realtà, se ben progettato e correttamente governato, il data altruism rappresenta una delle risposte più concrete e mature alle criticità strutturali dell’attuale economia digitale.
Il primo problema che affronta è la scarsa fiducia nella gestione dei dati. Oggi molte persone e organizzazioni sanno che i dati hanno valore, ma non sanno chi li utilizza davvero, per quali scopi e con quali garanzie. Il modello dell’altruismo dei dati ribalta questa logica: la condivisione dei dati non è opaca né forzata, ma volontaria, tracciabile e legata a obiettivi di interesse generale chiaramente definiti. Questo rafforza la fiducia, perché rende visibili regole, ruoli e responsabilità.
Un secondo nodo cruciale è la frammentazione normativa. In assenza di un quadro comune, ogni organizzazione tende a muoversi in modo isolato, spesso rinunciando al riutilizzo dei dati per timore di violare norme o incorrere in sanzioni. Il data altruism, inserito in un contesto regolato come quello europeo, offre invece un perimetro chiaro entro cui muoversi, riducendo l’incertezza e favorendo pratiche standardizzate.
Infine, il data altruism risponde alla difficoltà di accesso ai dati per ricerca e innovazione. Molti progetti di valore sociale o scientifico falliscono non per mancanza di competenze, ma per assenza di dati affidabili. Rendere disponibili tali dati in modo sicuro significa accelerare ricerca, sperimentazione e sviluppo di tali servizi a beneficio della collettività.
Per questo il data altruism non è un’utopia, ma una soluzione concreta: richiede competenze, solide strutture di governance e un forte senso di responsabilità, ma offre in cambio un uso dei dati più equo, trasparente e orientato al bene comune.
Domande frequenti
- Cos’è il data altruism in parole semplici?
È la condivisione volontaria dei dati per scopi di interesse generale. - Il data altruism è obbligatorio?
No, è sempre basato sulla volontarietà. - Qual è il legame con il Data Governance Act?
Il DGA fornisce il quadro normativo che disciplina il data altruism. - Chi controlla il rispetto delle regole?
Le autorità competenti degli stati membri, coordinate a livello UE. - I dati personali sono protetti?
Sì, la protezione dei dati personali resta centrale. - Possono partecipare anche le aziende?
Sì, sia persone fisiche che giuridiche. - Ci sono rischi di abuso?
Sono previsti meccanismi per prevenire conflitti di interesse. - Quali dati possono essere condivisi?
Diverse categorie di dati, nel rispetto delle norme. - Il data altruism genera profitto?
No, è orientato al bene comune, non al lucro. - Come iniziare un progetto di data altruism?
Con un’analisi di governance e una consulenza specializzata.