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Minacce

Deepfake e disinformazione: minacce cyber-fisiche

Deepfake e disinformazione: funzionamento, rischi cyber-fisici, rilevazione, mitigazione e codice open-source per difendere aziende e istituzioni.

riconoscere deepfake

Indice dei contenuti

  • Come funzionano i deepfake: generative AI, modelli, dataset e pipeline
  • Tecniche di rilevazione: watermark, analisi forense, behavioural-analysis
  • Guida pratica: libreria open-source per riconoscere deepfake (audio e video) con codice di esempio
  • Programma di awareness e simulazioni: dal “vedere” al “riconoscere”

I deepfake non sono più curiosità da laboratorio: sono strumenti concreti e alla portata di molti, capaci di creare video, audio e immagini generate che imitano voci e volti con una fedeltà tale da ingannare dipendenti, clienti, fornitori, giornalisti e persino sistemi di autenticazione.

Nell’ecosistema della disinformazione, queste tecniche agiscono come amplificatore di inganni, accelerando attacchi di social engineering, frodi economiche e crisi reputazionali che si propagano dall’ambiente digitale fino a quello fisico (interruzioni operative, panico, danni materiali). In questo articolo esploriamo in profondità come funzionano i deepfake (modelli, generative AI, dataset, pipeline), come vengono impiegati in ambito commerciale e illecito, i vettori di attacco più frequenti (dallo spear-phishing alla CEO fraud), gli impatti su reputazione, operazioni e crisi aziendali, e soprattutto le tecniche di rilevazione e mitigazione: watermark, analisi forense, behavioural-analysis, programmi di awareness.

Chiudiamo con una guida pratica: come mettere in produzione una libreria open-source per riconoscere deepfake di audio o video, con esempi di codice chiari, e con un quadro di considerazioni etiche e regolamentari (responsabilità, norme, sensibilizzazione).

Come funzionano i deepfake: generative AI, modelli, dataset e pipeline

Gli attacchi deepfake si poggiano su tre pilastri: generative AI, modelli specializzati (diffusion, encoder-decoder, voice conversion) e dataset che catturano voce, volto e movimenti di un soggetto.

Architetture comuni

  • Autoencoder/Encoder-Decoder
    Comprimono un volto/voce in uno “spazio latente” e poi lo ricostruiscono sul video o audio target.
  • GAN (Generative Adversarial Networks)
    Generatori che creano contenuti convincenti “allenandosi” contro discriminator che tentano di smascherarli.
  • Modelli di Diffusione
    Oggi dominanti nelle immagini generate e, sempre più, nel video; partono da rumore e lo “denoising” progressivo guidato dal prompt produce un contenuto coerente.
  • Text-to-Speech (TTS) e Voice Conversion
    Clonano timbro e prosodia per sintetizzare audio realistici con pochi minuti (a volte secondi) di registrazione sorgente.
  • NeRF/GAIT/Body models
    Per ricostruire pose e movimenti, utili in falsificazioni a figura intera.

Dataset e sourcing dei dati

Per addestrare o “adattare” un modello bastano dataset spesso generati raschiando contenuti pubblici: interviste, webinar, podcast, social video. Poche decine di clip pulite a volte sono sufficienti a una voice clone credibile. La disponibilità “in chiaro” di dataset facilita sia l’uso commerciale lecito (doppiaggi, avatar) sia gli impieghi illeciti(truffe, impersonificazione).

Pipeline sintetica

  • Raccolta dati (estrazione tracce audio, volti da video HD).
  • Pre-processing (normalizzazione, rimozione rumore, allineamento labiale).
  • Addestramento/fine-tuning del modello.
  • Generazione (render di immagini generate/video, sintesi audio).
  • Post-produzione (sincronizzazione labiale, correzione colori, “room tone” sull’audio, compressione).
  • Distribuzione (social, messaggistica, email, telefonate VoIP) come parte di campagne di disinformazione o truffe mirate.

Esempio
Frodi, spear-phishing avanzato e social engineering di nuova generazione

CEO fraud 2.0

La CEO fraud classica sfrutta email falsificate; la versione 2.0 aggiunge audio o video deepfake del CEO che “ordina” un bonifico urgente o l’invio di dati sensibili. La forza persuasiva dell’elemento umano (voce/viso) abbatte le difese psicologiche, soprattutto se incastonata in uno spear-phishing con dettagli credibili (progetto, importo, “segretezza”).

Supply chain & procurement

Un fornitore “storico” chiama su Teams/Zoom: la “faccia” è familiare, la voce è quella giusta, lo sfondo riproduce l’ufficio. Chiede di cambiare IBAN “per problemi bancari”. Il deepfake può orchestrare conversazioni brevi ma decisive.

Estorsione e danneggiamento reputazionale

Brevi video “incriminanti” o immagini generate possono minacciare persone chiave (executive, figure pubbliche) per estorsione o per pilotare l’opinione pubblica. La disinformazione non mira solo alla menzogna, ma a seminare dubbio (“plausible deniability”) anche su contenuti autentici.

Truffe al customer care e KYC fraud

Audio deepfake sfruttano IVR/voice-bot o operatori umani per superare domande di sicurezza basate su “riconoscimento vocale”. La voice conversion può imitare un cliente premium e sbloccare operazioni.

Implicazioni: reputazione, operazioni, crisi aziendali

  • Reputazione
    La diffusione virale di un video alterato può erodere la fiducia in minuti. La smentita corre più lenta del contenuto falso. Il costo di “bonifica” comunicativa e legale è elevato.
  • Operazioni
    Frodi di pagamento, rilascio di credenziali, deviazioni di supply chain causano perdite dirette e interruzioni operative.
  • Crisi aziendali
    Incidenti cyber-fisici (panic selling, corse agli sportelli, fughe di notizie) amplificati dalla disinformazione richiedono playbook specifici (decisioni rapide, norme interne, escalation chiare).

Tecniche di rilevazione: watermark, analisi forense, behavioural-analysis

Non esiste una bacchetta magica. Serve combinare segnali tecnici e behavioural-analysis, automation e awareness.

Watermark e firme di origine

  • Watermark a livello di pixel o latente (modello) indicano che un contenuto è synthetic-generated. Utili ma non onnipresenti (attaccanti non lo applicano).
  • In parallelo, standard di provenance (manifest di origine, catene C2PA) favoriscono la tracciabilità dei video/immagini generate.

Analisi forense (segnali media)

  • Incoerenze fotometriche
    Riflessi oculari, ombre, specularità pelle.
  • Artefatti di compressione
    Pattern non naturali nel DCT, banding.
  • Lip-sync
    Micro-desincronizzazioni tra audio e movimento labiale.
  • Blink rate e micro-espressioni: frequenze non realistiche o ripetitive.
  • Audio:
    Formanti vocali alterati, residui di vocoder, transienti innaturali.

Behavioural-analysis e corroborazione

  • Verifica di canale
    Un ordine di pagamento via audio deve essere confermato su un canale diverso (approvazione su ERP, firma digitale).
  • Contesto e timing
    Richieste fuori orario, pressioni di urgenza, cambiamento improvviso di IBAN, “segretezza” sono red flag.
  • Reputation signals
    Profili social “nuovi”, cronologie povere, follower sospetti.

Mitigazione: dai controlli tecnici all’awareness

  • Policy di verifica (no-single-channel)
    Niente approvazioni economiche o disclosure sensibili basate su un solo canale (specie audio o video).
  • Controlli finanziari
    Segregazione funzioni, doppia firma, whitelist IBAN, limiti temporali.
  • Email & chat hardening
    Banner di rischio, DMARC/DKIM/SPF, sandbox allegati.
  • Gate di identity
    MFA forte, challenge “out-of-band”, passkey; nel fisico: callback a numeri ufficiali.
  • Tool di rilevazione
    Integrare motori di analisi forense e modelli anti-deepfake nelle pipeline SOC (vedi guida pratica e codice).
  • Awareness
    Programmi mirati su spear-phishing, CEO fraud, “urgent-secrecy trick”, con simulazioni periodiche.
  • Crisis playbook
    Chi decide, quando bloccare pagamenti, come comunicare, come conservare evidenze.
deepfake face-swap

Guida pratica: libreria open-source per riconoscere deepfake (audio e video) con codice di esempio

Di seguito una pipeline modulare, pensata per team SecOps/DFIR. Gli esempi usano Python e componenti open-source diffuse.

1) Rilevazione audio (voice clone / TTS)

Obiettivo: classificare clip audio come “genuino” vs “sintetico” usando spettrogrammi + un classificatore leggero; e in parallelo verificare l’identità vocale con speaker-verification (embeddings).

Step A — Estrazione features

import librosa, numpy as np

def log_mel_spectrogram(wav_path, sr=16000, n_mels=64):

    y, sr = librosa.load(wav_path, sr=sr, mono=True)

    # normalizzazione semplice

    y = librosa.util.normalize(y)

    S = librosa.feature.melspectrogram(y=y, sr=sr, n_mels=n_mels, n_fft=1024, hop_length=256)

    S_db = librosa.power_to_db(S, ref=np.max)

    # ridimensiona a blocchi uniformi (es. 3s)

    target_frames = int(3 * sr / 256)

    if S_db.shape[1] < target_frames:

        # pad a destra

        pad = target_frames - S_db.shape[1]

        S_db = np.pad(S_db, ((0,0),(0,pad)), mode='constant')

    else:

        S_db = S_db[:, :target_frames]

    return (S_db - S_db.mean()) / (S_db.std() + 1e-6)

Step B — Classificatore CNN leggero (PyTorch)

import torch, torch.nn as nn, torch.nn.functional as F

class SmallCNN(nn.Module):

    def __init__(self):

        super().__init__()

        self.conv1 = nn.Conv2d(1, 16, 3, padding=1)

        self.conv2 = nn.Conv2d(16, 32, 3, padding=1)

        self.pool = nn.MaxPool2d(2,2)

        self.fc1 = nn.Linear(32*16*32, 64)  # dipende dalle dimensioni finali

        self.fc2 = nn.Linear(64, 2)

    def forward(self, x):

        x = self.pool(F.relu(self.conv1(x)))

        x = self.pool(F.relu(self.conv2(x)))

        x = x.view(x.size(0), -1)

        x = F.relu(self.fc1(x))

        return self.fc2(x)  # logits

def predict_audio(model, S_db):

    with torch.no_grad():

        x = torch.tensor(S_db, dtype=torch.float32).unsqueeze(0).unsqueeze(0)  # (1,1,mels,frames)

        logits = model(x)

        prob = torch.softmax(logits, dim=-1)[0,1].item()  # prob sintetico

        return prob

Step C — Speaker verification (embedding cosine)
Confronta la clip con una voce “di riferimento” del CEO (archiviata): se la similarità è bassa ma la clip “sembra” sintetica, probabile voice clone.

from sklearn.metrics.pairwise import cosine_similarity

def cosine(a, b):

    return float(cosine_similarity(a.reshape(1,-1), b.reshape(1,-1))[0,0])

# ipotizza funzioni get_speaker_embedding(...) basate su modelli open (es. x-vector/wav2vec)

emb_ref = get_speaker_embedding('/path/ceo_ref.wav')     # enrollment voce reale

emb_test = get_speaker_embedding('/path/suspect.wav')    # clip sospetta

sim = cosine(emb_ref, emb_test)

# regole semplici:

# se sim < 0.6 e prob_sintetico > 0.7  -> forte sospetto deepfake

Policy operativa audio

  • Soglia conservativa (es. prob_sintetico > 0.7 o sim < 0.6).
  • Se positivo, blocca la richiesta e innesca verifica out-of-band.

2) Rilevazione video (face-swap, lip-sync)

Step A — Estrazione frame + face crop
Usa FFmpeg per estrarre 8–16 frame uniformi; poi face detector (es. RetinaFace o mediapipe) per crop coerenti.

ffmpeg -i suspect.mp4 -vf "fps=4,scale=640:-1" frames/out_%03d.png -y

Step B — Feature e classificatore
Due strategie complesse ma efficaci insieme:

  • Lip-sync check: allinea audio → fonemi (forced alignment) e confronta con movimento labiale (landmarks).
  • Forensics CNN su patch volto (artefatti, blink rate, texture inconsistenze).

Pseudo-pipeline:

def extract_landmarks(img_path): ...

def forced_alignment(audio_path): ...

def lip_sync_score(landmarks_seq, phoneme_seq): ...

def forensic_cnn_score(face_crops): ...

# Output combinato con regole/ensemble

score = 0.6*forensic_cnn + 0.4*(1 - lip_sync_mismatch)

Step C — Corroborazione metadati

  • Lettura container: bitrate, GOP, watermark / manifest se presente.
  • Heuristiche: inconsistenti frequenze di blink, mismatch luce/ombre.

3) Orchestrazione, logging e MLOps “leggero”

  • Inference gateway
    Microservizio che riceve media, produce punteggi “synthetic-prob”.
  • Logging (JSON)
    Punteggi, soglie, motivi (trasparenza per audit).
  • Feedback loop
    Incidenti confermati alimentano retraining (hard negatives).
  • Privacy
    Anonimizza dataset interni, applichi norme di retention.

4) Decisioni e flussi SOC/IT

  • Block/Allow/Review
    Tre stati. Se alto rischio, blocca e avvisa.
  • Ticketing
    Allega evidenze (frame, spettrogrammi) a Jira/ServiceNow.
  • Awareness
    Notifichi al reparto target una pillola formativa mirata (pattern dell’inganno appena visto).

Programma di awareness e simulazioni: dal “vedere” al “riconoscere”

L’awareness funziona quando è concreta:

  • Galleria comparata
    Clip autentiche vs deepfake con indicazione dei segnali (occhi, labbra, rumore di fondo).
  • Simulazioni
    Campagne di spear-phishing che includano audio e video; misurare tasso di segnalazione.
  • Regola delle due conferme
    Nessun pagamento o dato sensibile su input ricevuti solo via audio/video.
  • Playbook “CEO non raggiungibile”
    Cosa fare quando l’attaccante invoca urgenza/segretezza.

Incident response per deepfake & disinformazione

  • Triage
    Isolare la fonte, conservare originale (hash), copiare contesto (URL, data/ora).
  • Forense media
    Punteggi, frame chiave, spettrogrammi.
  • Containment
    Disabilitare canali compromessi, bloccare transazioni, revocare accessi.
  • Comunicazione
    Dichiarazioni brevi, fattuali; evitare amplificazioni.
  • Legale e PR
    Notifiche a piattaforme, richiesta rimozione, tutela marchio/persona.
  • Lezioni apprese
    Aggiornare policy, migliorare modelli e controlli.

Considerazioni etiche e regolamentari: responsabilità, norme, sensibilizzazione

  • Responsabilità
    Chi sviluppa e distribuisce generatori dovrebbe prevedere watermark robusti e opzioni di tracciabilità; chi impiega generative AI in azienda deve governare i rischi (model card, risk assessment).
  • Norme
    I quadri regolatori evolvono (trasparenza dei contenuti sintetici, requisiti di provenance, responsabilità editoriale di piattaforme). Tenere policy interne allineate è fondamentale.
  • Sensibilizzazione
    Etica della comunicazione: dichiarare contenuti immagini generate/video sintetici quando usati per marketing/HR; educare gli utenti per evitare “over-trust” nella multimedialità.
  • Equità
    I detector non devono discriminare (dataset bilanciati per genere/etnia/lingua).

Checklist operativa (rapida)

  •  Whitelist IBAN + doppia firma.
  •  Policy no-single-channel per ordini sensibili.
  •  Introduzione watermark/provenance su creativi interni.
  •  Deploy detector audio/video con soglie chiare.
  •  Programma awareness trimestrale (spear-phishing, CEO fraud).
  •  Playbook crisi disinformazione e linee PR/legali.
  •  Audit periodico modelli e dataset.
  •  Telemetria e behavioural-analysis integrata (anomalie).

Integrazione in architetture Zero Trust e Identity-First

  • Verifiche continue
    Il contenuto multimediale non è identità. Usa MFA, segnali di device posture, risk-based policies.
  • Sessioni ad alto rischio
    Quando un’azione è richiesta tramite audio/video, spingere challenge aggiuntivo (firma digitale).
  • Privilegi minimi
    Limiti e tempi ridotti riducono l’impatto di un ordine fraudolento.
  • Telemetria correlata
    Collega indicatori media con anomalia di account, geolocalizzazione, orari inconsueti.

Architetture di riferimento e design pattern

  • Media Vetting Service
    Microservizio centralizzato per analisi forense e watermark.
  • Content Provenance Gateway
    Verifica manifest dove disponibili e marca i contenuti in ingresso.
  • Trust Labels
    UI/UX che mostra indicatori (es. “sorgente verificata”, “immagini generate”).
  • Grafi di contesto
    Correlano mittente, canali, orari, pattern di invio.

KPI e metriche

  • Tasso di intercettazione deepfake prima dell’azione (block rate).
  • Tempo medio di verifica multi-canale.
  • Tasso di segnalazione nelle simulazioni di spear-phishing.
  • Riduzione perdite da CEO fraud.
  • Copertura dei contenuti con watermark/provenance.

Esempio end-to-end: validazione pagamento urgente

  • Arriva chiamata con audio del “CFO” che chiede bonifico.
  • Gateway audio calcola prob_sintetico=0.81, similarità voce sim=0.55.
  • ERP blocca richiesta e lancia verifica out-of-band su app approvazioni.
  • L’utente rifiuta → ticket SOC con allegati analisi forense; training post-evento per il team finance.

In conclusione

I deepfake e la disinformazione sono ormai un vettore ibrido cyber-fisico: partono da bit manipolati ma producono danni tangibili a reputazione, operazioni e persone. La risposta efficace non è un singolo “silver bullet”, bensì un sistema: watermark e analisi forense sui contenuti; behavioural-analysis e regole no-single-channel sui processi critici; awareness continua affinché impiegati e dirigenti riconoscano segnali d’allarme; e infine una pipeline tecnica con libreria open-source per riconoscere deepfake (sia audio sia video) illustrata con esempi di codice. Su questo impianto si innesta una governance etica che rispetta responsabilità, norme e sensibilizzazione del pubblico interno ed esterno.

Solo combinando tecnologia, processi e cultura possiamo ridurre drasticamente la superficie d’attacco di spear-phishing, CEO fraud e campagne di disinformazione, riportando le decisioni critiche fuori dal regno dell’urgenza manipolata e dentro quello della verifica.


Domande frequenti

  1. Cos’è un deepfake?
    Un media sintetico (video, audio, immagini generate) prodotto con generative AI per imitare persone reali.
  2. Come fanno i deepfake a essere così convincenti?
    Usano modelli avanzati (GAN/diffusion) addestrati su dataset ricchi di voce/volto/pose.
  3. Qual è il rischio principale per un’azienda?
    Frodi (es. CEO fraud), spear-phishing mirato, danni a reputazione e operazioni.
  4. Il watermark risolve tutto?
    No. Watermark e provenance aiutano, ma gli attaccanti possono non usarli o rimuoverli.
  5. Si può rilevare un deepfake solo guardando il video?
    A volte sì (artefatti), ma è meglio unire analisi forense e behavioural-analysis.
  6. Che ruolo ha l’awareness?
    Centrale: senza awareness i dipendenti restano vulnerabili a social engineering persuasivo.
  7. Quali controlli finanziari aiutano?
    Whitelist IBAN, doppia firma, canale di conferma separato, limiti e tempi.
  8. Possiamo automatizzare il rilevamento?
    Sì, con librerie open-source integrate in un gateway di verifica e con codice di classificazione.
  9. Come gestire una crisi da disinformazione?
    Conservare evidenze, attivare playbook, comunicare in modo sintetico, coinvolgere legale/PR.
  10. Quali sono le responsabilità etiche?
    Trasparenza su contenuti sintetici, tutela degli individui, policy e norme interne aggiornate.
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