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Approfondimento Tech

Identità perimetrale: strategie Identity-First

Perché l’identità digitale è il nuovo perimetro: approccio identity-first, zero trust, MFA, passwordless, IAM, PAM e accesso condizionato con esempio in Python.

Indice dei contenuti

  • Perché “identity-first” e non solo identity management
  • Componenti chiave dell’identity-first
  • Tecnologie abilitanti: IAM, PAM, certificazione e automazione
  • Esempio pratico: OAuth2/OpenID Connect con Flask (Python) + accesso condizionato
  • Impatti sulla sicurezza aziendale
  • Roadmap operativa per adottare identity-first
  • Pattern architetturali consigliati (identity-first + zero trust architecture)

Nel giro di pochi anni il modo di progettare la sicurezza è cambiato radicalmente: reti aziendali senza confini netti, utenti ovunque, workload che vivono tra data center, cloud pubblici e SaaS, applicazioni esposte via API, terze parti con accessi da amministratore, bot e servizi machine-to-machine che scambiano segreti a ogni chiamata. In questo scenario, la difesa non può più affidarsi a firewall di bordo rete o VLAN: il vero confine è l’identità digitale dell’utente, del servizio, del dispositivo.

Da qui l’approccio identity-first: tutto dalla scoperta degli asset alla definizione delle policy, fino alla risposta agli incidenti parte dall’identità e dai suoi accessi e privilegi.

Questo articolo approfondisce i motivi per cui identity-first è più di un identity management tradizionale; analizza i mattoni tecnologici (identity access management (IAM), privileged access management (PAM), autenticazione multifattore (MFA), passwordless, least privilege, accesso condizionato) e propone una roadmap operativa per le organizzazioni, con un esempio Python (Flask) che mostra come integrare OAuth2/OpenID Connect e applicare policy zero trust basate sul contesto.

L’obiettivo è offrire una guida pratica e strategica, utile tanto ai CISO quanto ai team DevSecOps e IT.

Perché “identity-first” e non solo identity management

L’identity management classico è centrato su provisioning, directory e lifecycle (joiner-mover-leaver). L’approccio identity-first sposta il baricentro: l’identità diventa la variabile di controllo per tutto il ciclo di sicurezza. Significa:

  • Collegare in tempo reale rischio e decisione d’accesso: non solo “utente esiste + gruppo = accesso”, ma accesso dinamico legato a segnali (geolocalizzazione, device posture, reputazione IP, orario, sensibilità della risorsa, trend UEBA).
  • Integrare autenticazione e autorizzazione con la superficie d’attacco: si usano MFA e passwordless non come adempimento, ma come strumenti di riduzione del phishing e del session hijacking, e si adottano token strettamente scope-based in OAuth2 e OpenID Connect per minimizzare privilegi e durata.
  • Estendere il paradigma a utenti privilegiati e macchine: i segreti non vivono più “hard-coded”, ma in PAM e vault; i servizi usano workload identities e ruoli a tempo; la rotazione è automatica.
  • Applicare zero trust by design: non fidarsi del perimetro, ma verificare continuamente (continuous verification) identità e contesto; autorizzare per least privilege; tracciare ogni azione.

In breve: identity-first è una strategia di sicurezza; l’identity management è un componente della strategia.

Componenti chiave dell’identity-first

Autenticazione forte: MFA e passwordless

La sola password è un punto singolo di fallimento. L’autenticazione multifattore (MFA) riduce drasticamente gli account takeover, specie se si adottano FIDO2/WebAuthn con chiavi hardware o autenticazione biometrica nativa del dispositivo. Il paradigma passwordless elimina la password dal flusso, riducendo phishing, keylogging e riuso credenziali: user experience migliore, sicurezza più alta.

Best practice:

  • Preferire MFA resistenti al phishing (FIDO2) rispetto a OTP via SMS.
  • Usare policy adattive: MFA richiesto solo quando il rischio sale (nuovo device, paese inusuale, resource sensitivity).
  • Introdurre gradualmente passwordless partendo da ruoli a rischio (IT, finance, DevOps).

Gestione privilegiata e least privilege

Il principio del least privilege impone che ogni identità utente o workload abbia solo i permessi minimi necessari e per il tempo strettamente necessario. Per amministratori, partner, app di automazione o sessioni di break-glass, si ricorre a privileged access management (PAM) con elevazioni temporanee, session recording e approvazione (just-in-time access).

Best practice:

  • Eliminare account permanenti con privilegi elevati; sostituirli con ruoli elevabili a tempo.
  • Mappare e rimuovere credenziali orfane; ruotare segreti; centralizzare in vault.
  • Segmentare permessi per resource scope (tenant, subscription, namespace, repo, database).

Accesso condizionato e segmentation dinamica

L’accesso condizionato applica regole che combinano segnali: identità, stato del device, rete, orario, posizione, sensibilità della risorsa, rischio stimato (UEBA). Le policy possono bloccare, richiedere MFA o consentire in sola lettura, e si integrano con strumenti di micro-segmentazione e proxy di accesso.

Best practice:

  • Definire tier di risorse (pubbliche, sensibili, critiche) e policy crescenti.
  • Integrare posture device (EDR attivo, disco cifrato, OS aggiornato).
  • Applicare token OAuth2 a vita breve con OpenID Connect e rotazione refresh token.

Tecnologie abilitanti: IAM, PAM, certificazione e automazione

Identity Access Management (IAM)

Il cuore della gestione delle identità e degli accessi: directory, federation (SAML/OIDC), provisioning, RBAC/ABAC, group/role management, policy-as-code. Un buon IAM deve parlare con SaaS, cloud, on-prem e applicazioni custom via OAuth2/OpenID Connect.

Capacità da ricercare:

  • Universal directory e federation; SCIM per il lifecycle.
  • Accesso condizionato con segnali di rischio e di device.
  • Policy engine (ABAC, risk-based) e reporting centralizzato.

Privileged Access Management (PAM)

Gestione sicura di segreti, sessioni privilegiate, elevazioni just-in-time, session recording, approval workflow. In cloud ibridi, il PAM si integra con secrets manager nativi e con i role temporanei (STS, workload identity).

Certificazione e automazione

La certificazione periodica degli accessi (access reviews) e la re-certification per eventi (cambio ruolo, trasferimento) riducono i privilegi zombie. L’automazione con as-code evita drift e supporta audit.

Esempio pratico: OAuth2/OpenID Connect con Flask (Python) + accesso condizionato

Di seguito un esempio minimale e didattico che mostra:

  • Integrazione OpenID Connect (flow Authorization Code + PKCE) per autenticare l’utente presso un Identity Provider (IdP).
  • Estrazione delle claim OIDC (ruoli, gruppi, device posture simulata).
  • Applicazione di policy di accesso condizionato in stile zero trust (verifica contesto) e autorizzazione least privilege a livello di route.
  • Emissione e validazione token (ID token + access token) e controllo scope OAuth2.

Nota: l’esempio usa richieste standard OIDC. In produzione useresti SDK ufficiali del tuo IdP, HTTPS obbligatorio, gestione sicura di client secret, storage server-side dell’état, rotazione chiavi (JWKS), CSRF state, nonce, e session management robusto.

strategie Identity-First
# app.py
#
# Demo didattica Flask + OpenID Connect (Authorization Code with PKCE)
# con policy di "accesso condizionato" e "least privilege".
#
# Requisiti:
#   pip install flask requests itsdangerous pyjwt cryptography
#
# Configura ENV:
#   OIDC_ISSUER, OIDC_CLIENT_ID, OIDC_CLIENT_SECRET (se necessario),
#   OIDC_REDIRECT_URI (es: https://localhost:5000/callback),
#   REQUIRED_SCOPE (es: "read:reports"), ADMIN_ROLE (es: "admin")

import os, json, base64, hashlib, secrets, time
from urllib.parse import urlencode
from flask import Flask, session, redirect, request, url_for, abort, jsonify
import requests
import jwt

app = Flask(__name__)
app.secret_key = os.environ.get("FLASK_SECRET", secrets.token_hex(32))

OIDC_ISSUER = os.environ.get("OIDC_ISSUER")              # es: https://idp.example.com
CLIENT_ID   = os.environ.get("OIDC_CLIENT_ID")
CLIENT_SEC  = os.environ.get("OIDC_CLIENT_SECRET", "")   # PKCE -> può essere public client
REDIRECT_URI= os.environ.get("OIDC_REDIRECT_URI", "http://localhost:5000/callback")
REQUIRED_SCOPE = os.environ.get("REQUIRED_SCOPE", "read:reports")
ADMIN_ROLE  = os.environ.get("ADMIN_ROLE", "admin")

# Scopri dinamicamente metadata OIDC
oidc_conf = requests.get(f"{OIDC_ISSUER}/.well-known/openid-configuration", timeout=10).json()
AUTH_URL   = oidc_conf["authorization_endpoint"]
TOKEN_URL  = oidc_conf["token_endpoint"]
USERINFO_URL = oidc_conf.get("userinfo_endpoint")
JWKS_URL   = oidc_conf["jwks_uri"]
ALGS       = oidc_conf.get("id_token_signing_alg_values_supported", ["RS256"])

jwks = requests.get(JWKS_URL, timeout=10).json()

def build_pkce():
    verifier = base64.urlsafe_b64encode(os.urandom(40)).rstrip(b'=').decode()
    challenge = base64.urlsafe_b64encode(
        hashlib.sha256(verifier.encode()).digest()
    ).rstrip(b'=').decode()
    return verifier, challenge

def validate_id_token(id_token, issuer, audience):
    # Verifica firma ID Token con JWKS
    header = jwt.get_unverified_header(id_token)
    kid = header.get("kid")
    key = next((k for k in jwks["keys"] if k["kid"] == kid), None)
    if not key:
        raise ValueError("Key not found")
    public_key = jwt.algorithms.RSAAlgorithm.from_jwk(json.dumps(key))
    claims = jwt.decode(id_token, public_key, algorithms=ALGS, audience=audience, issuer=issuer)
    return claims

def risk_score_from_context(claims, req):
    """
    Esempio elementare di rischio:
    - +40 se login da Paese anomalo (simulato da claim 'geo_country')
    - +30 se device non compliant (claim 'device_compliant': False)
    - +20 se orario fuori dalle 06-22
    - +10 se IP non riconosciuto (simulato: nessuna 'ip_reputation' o 'low')
    """
    score = 0
    country = claims.get("geo_country", "IT")
    if country not in ("IT","FR","DE","ES","PT"):
        score += 40
    if claims.get("device_compliant") is False:
        score += 30
    hour = time.gmtime().tm_hour  # demo: usare timezone/contesto reale
    if hour < 6 or hour > 22:
        score += 20
    iprep = claims.get("ip_reputation", "low")
    if iprep != "low":
        score += 10
    return score

def require_scope(access_token, scope):
    # Verifica che il token includa lo scope richiesto (space-separated)
    # In produzione: introspection endpoint o decodifica JWT access token firmato.
    introspect = oidc_conf.get("introspection_endpoint")
    if introspect:
        resp = requests.post(introspect, data={"token": access_token, "token_type_hint":"access_token"},
                             auth=(CLIENT_ID, CLIENT_SEC), timeout=10)
        data = resp.json()
        if not data.get("active"):
            return False
        token_scopes = data.get("scope","")
    else:
        # demo: assumiamo token JWT access token con claim "scope"
        try:
            header = jwt.get_unverified_header(access_token)
            kid = header.get("kid")
            key = next((k for k in jwks["keys"] if k["kid"] == kid), None)
            public_key = jwt.algorithms.RSAAlgorithm.from_jwk(json.dumps(key))
            claims = jwt.decode(access_token, public_key, algorithms=ALGS, audience=CLIENT_ID, options={"verify_iss": False})
            token_scopes = claims.get("scope","")
        except Exception:
            return False
    return scope in token_scopes.split()

@app.route("/")
def index():
    if "id_token" not in session:
        return '<a href="/login">Login</a>'
    return "Sei autenticato. Vai a /reports o /admin"

@app.route("/login")
def login():
    verifier, challenge = build_pkce()
    session["pkce_verifier"] = verifier
    state = secrets.token_urlsafe(16)
    session["state"] = state
    nonce = secrets.token_urlsafe(16)
    session["nonce"] = nonce
    params = {
        "client_id": CLIENT_ID,
        "response_type": "code",
        "redirect_uri": REDIRECT_URI,
        "scope": "openid profile email " + REQUIRED_SCOPE,
        "state": state,
        "nonce": nonce,
        "code_challenge": challenge,
        "code_challenge_method": "S256"
    }
    return redirect(f"{AUTH_URL}?{urlencode(params)}")

@app.route("/callback")
def callback():
    if request.args.get("state") != session.get("state"):
        abort(400, "Invalid state")
    code = request.args.get("code")
    data = {
        "grant_type": "authorization_code",
        "code": code,
        "redirect_uri": REDIRECT_URI,
        "client_id": CLIENT_ID,
        "code_verifier": session.get("pkce_verifier")
    }
    auth = None
    if CLIENT_SEC:
        auth = (CLIENT_ID, CLIENT_SEC)
    token_resp = requests.post(TOKEN_URL, data=data, auth=auth, timeout=10)
    tokens = token_resp.json()

    id_token = tokens.get("id_token")
    access_token = tokens.get("access_token")
    claims = validate_id_token(id_token, OIDC_ISSUER, CLIENT_ID)

    # Politiche di accesso condizionato
    risk = risk_score_from_context(claims, request)
    session["id_token"] = id_token
    session["access_token"] = access_token
    session["claims"] = claims
    session["risk"] = risk
    return redirect(url_for("post_login"))

@app.route("/post-login")
def post_login():
    # Enforcement semplice: se rischio alto, richiedi MFA step-up o nega
    risk = session.get("risk", 0)
    if risk >= 60:
        return "Accesso bloccato: rischio elevato. Contatta il supporto."
    elif risk >= 30:
        return "MFA step-up richiesto (demo). Simula challenge e riprova."
    return "Login OK. Vai a /reports (scope) o /admin (ruolo)."

@app.route("/reports")
def reports():
    if "access_token" not in session:
        return redirect(url_for("login"))
    if not require_scope(session["access_token"], REQUIRED_SCOPE):
        abort(403, "Missing scope")
    return jsonify({"data":"Report sensibili in sola lettura", "scope": REQUIRED_SCOPE})

@app.route("/admin")
def admin():
    if "claims" not in session:
        return redirect(url_for("login"))
    roles = session["claims"].get("roles", [])
    if ADMIN_ROLE not in roles:
        abort(403, "Ruolo admin richiesto")
    return "Console amministrativa: azioni privilegiate (session recording consigliato via PAM)."

@app.route("/logout")
def logout():
    session.clear()
    return "Logout eseguito."

if __name__ == "__main__":
    app.run(debug=True)

Cosa dimostra questo esempio

  • L’app usa OpenID Connect per autenticare l’utente e ottenere ID token e access token.
  • Applica accesso condizionato: un semplice calcolo di rischio (country, device compliance, orario, “reputazione IP”) decide se bloccare, richiedere MFA step-up o consentire.
  • Applica least privilege e OAuth2: la route /reports richiede lo scope read:reports; /admin richiede il ruolo admin.
  • Si presta a essere esteso con policy-as-code, PAM per gestire segreti e session recording per le azioni elevate.

Produzione: aggiungere HTTPS, HSTS, cookie Secure/HttpOnly/SameSite, rotazione chiavi, cache JWKS, back-channel logout, refresh token rotation, CA pinning dove possibile, e integrazioni con EDR per il segnale device posture.

Impatti sulla sicurezza aziendale

Riduzione dei movimenti laterali

Con zero trust e identity-first, l’attaccante che compromette una sessione trova porte chiuse: niente trust implicito di rete, token con scope e durata ridotti, MFA e passwordless che alzano il costo dell’attacco, policy che stringono la maglia a ogni salto laterale.

Mitigazione dell’insider threat

L’insider malintenzionato incontra barriere costanti: least privilege, PAM con sessioni tracciate, accesso condizionato che limita da contesti anomali, certificazioni periodiche che tolgono privilegi superflui, audit trail completo. Il rischio si abbassa e la deterrenza aumenta.

Compliance e audit semplificati

Con IAM e PAM integrati e policy centralizzate, la reportistica su chi accede a cosa e quando è immediata. Le access review diventano automazioni ripetibili, riducendo costi e rilievi in audit.

Roadmap operativa per adottare identity-first

  • Mappare le identità
    • Utenti, service account, API key, workload identities, terze parti.
    • Allineare i sistemi HR come “fonte autorevole”.
  • Eliminare credenziali orfane
    • Scansione di directory, cloud, repos (segreti nel codice).
    • Disabilitare account inutilizzati; ruotare chiavi scoperte.
  • Stabilire il modello di autorizzazione
    • Passare da RBAC puro a ABAC dove utile (attributi di contesto).
    • Definire scope OAuth2 granulari e ruoli applicativi.
  • Introdurre MFA e passwordless
    • Prediligere FIDO2/WebAuthn.
    • MFA adattiva con segnali di rischio.
  • Implementare accesso condizionato
    • Classificare le risorse (pubbliche/sensibili/critiche).
    • Integrare device posture, geo, orario, ip reputation.
  • Gestire i privilegi con PAM
    • Elevazioni just-in-time, session recording, vault segreti.
    • Eliminare account permanenti admin.
  • Automatizzare con policy-as-code
    • Terraform/Ansible + moduli IAM/PAM; drift detection; test in CI.
    • Pipeline di identity governance (joiner-mover-leaver automatizzati).
  • Misurare con KPI
    • Tasso di copertura MFA/passwordless.
    • Numero di credenziali orfane rimosse.
    • Tempo medio di mobilitazione remediation su findings IAM/PAM.
    • Percentuale di accessi bloccati da accesso condizionato (e falsi positivi).
  • Formazione e change management
    • Comunicare benefici dell’esperienza passwordless.
    • Esercitazioni di phishing con step-up MFA.
  • Ciclo di miglioramento continuo
    • Feedback UEBA + incident response; tuning delle policy.
    • Pen-test mirati su identity e session handling.

Pattern architetturali consigliati (identity-first + zero trust architecture)

  • IdP centralizzato con federation verso SaaS/Cloud; applicazioni custom via OpenID Connect.
  • Proxy di accesso (reverse proxy/ZTNA) per enforcement accesso condizionato su app legacy.
  • Micro-segmentazione a livello di identità (policy per utente/ruolo/scopo) anziché subnet.
  • PAM integrato con IdP: elevazione tramite token firmati, scadenze automatiche, approvazioni.
  • Secret management unico: rotazione automatica e binding a workload identities.
  • Audit e telemetria centralizzati: SIEM/UEBA con segnali da IdP, PAM, ZTNA, EDR.

Errori frequenti da evitare

  • MFA “di facciata” (solo SMS) senza FIDO2.
  • Permessi permanenti e non tracciati per account admin.
  • Mancata integrazione tra IdP e PAM: segreti duplicati e fuori controllo.
  • Scope OAuth2 troppo ampi e token longevi.
  • Ignorare device posture: concedere pieno accesso da device compromessi.
  • Non fare access review periodiche: proliferazione privilegi.
  • Non automatizzare: drift tra ambienti e difficoltà di audit.

Checklist rapida di adozione

  • Censire identità umane e non umane.
  • Abilitare autenticazione multifattore (MFA) a copertura ≥ 95%.
  • Avviare percorso passwordless per ruoli critici.
  • Definire accesso condizionato su segnali ad alto valore (device, geo, rischio).
  • Implementare PAM con elevazioni just-in-time e session recording.
  • Rifinire scope OAuth2 e ruoli applicativi (ridurre privilegi).
  • Automatizzare provisioning/deprovisioning (SCIM) e access review trimestrali.
  • Stabilire KPI e ritmi di tuning (mensili).

Conclusioni

Mettere l’identità digitale al centro significa progettare la sicurezza come sistema nervoso dell’organizzazione. Identity-first non è un progetto singolo, ma un programma: inizia dalla visibilità (mappa identità e privilegi), elimina il superfluo, applica zero trust, automatizza le decisioni con segnali di contesto, governa i privilegi con PAM e misura costantemente. Con strumenti standard come OAuth2 e OpenID Connect, policy di accesso condizionato, MFA/passwordless e least privilege, passi da un castello con fossato a una città intelligente: ogni varco controllato, ogni identità responsabilizzata, ogni accesso giustificato.


Domande e risposte

  1. Che differenza c’è tra identity-first e identity management?
    Identity-first è una strategia di sicurezza che usa l’identità digitale come perimetro ed elemento decisionale continuo (zero trust). L’identity management è uno dei mezzi (provisioning, directory, federation) per attuarla.
  2. Perché adottare passwordless se ho già la MFA?
    La MFA è fondamentale, ma la password resta attaccabile. Passwordless con FIDO2 riduce phishing e replay, semplifica l’esperienza e abbassa i costi di supporto.
  3. Come funziona l’accesso condizionato?
    Combina segnali (utente, device, rete, luogo, orario, rischio) per decidere dinamicamente consenti/blocca/MFA step-up/sola lettura. È un pilastro zero trust.
  4. Quando serve un PAM?
    Sempre quando esistono privilegi elevati: amministratori, DBA, DevOps, app di automazione. PAM abilita least privilege, elevazioni just-in-time, vault segreti e session recording.
  5. Posso applicare least privilege con OAuth2?
    Sì: definendo scope granulari e token a vita breve, allineati a ruoli/attributi (OpenID Connect per claim). Ogni route/azione verifica scope/ruolo.
  6. Device non compliant: blocco o MFA?
    Dipende dal rischio: per dati critici, blocca; per dati moderati, richiedi MFA o consenti in read-only, informando l’utente sulle remediation.
  7. Come gestire gli accessi di terze parti?
    Federation verso il tuo IdP, contratti con clausole di sicurezza, accesso condizionato, PAM per sessioni privilegiate, access review frequenti, scadenze automatiche.
  8. È sufficiente l’IdP del cloud provider?
    Spesso sì per workload omogenei; in ambienti multicloud/ibridi conviene un layer IAM centrale con federation e policy coerenti su tutti i domini.
  9. Come misuro il successo?
    KPI: copertura MFA/passwordless, accessi bloccati correttamente dall’accesso condizionato, riduzione privilegi permanenti, tempo medio remediation, esiti audit.
  10. Identity-first rallenta gli utenti?
    Ben progettato, no. Passwordless migliora UX; MFA è adattiva; policy e automazioni riducono attriti e ticket.
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