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Approfondimento Tech

Supply-chain cyber risk: oltre il fornitore diretto

Come gestire i rischi cyber nella supply chain digitale: fornitori, subfornitori, software, cloud e componenti hardware.

catena di fornitura digitale

Indice dei contenuti

  • La catena invisibile della fiducia digitale
  • Cos’è il aupply-chain cyber risk
  • Perché il rischio nella supply chain è in crescita
  • Mappare la catena di fornitura: chi, cosa, come
  • I punti deboli più comuni nella catena di fornitura digitale
  • Caso studio reale: SolarWinds e la lezione sulla fiducia
  • Governance e contratti: il ruolo delle clausole di sicurezza
  • Audit e monitoraggio continuo della supply chain
  • Valutazione del rischio fornitore: modello di scoring
  • Checklist pratica di valutazione del fornitore
  • Come le PMI possono affrontare il rischio con budget limitato

La catena invisibile della fiducia digitale

La catena di fornitura digitale rappresenta oggi uno dei punti più critici della cyber security aziendale.

Ogni organizzazione, anche la più piccola, dipende da una rete di fornitori terzi, subfornitori, partner tecnologici, servizi cloud e componenti software o hardware provenienti da centinaia di soggetti esterni. In questa rete complessa, un singolo anello debole può compromettere l’intero sistema.

Negli ultimi anni, incidenti come SolarWinds, Kaseya, MOVEit e Okta hanno dimostrato quanto sia fragile la fiducia tra imprese connesse digitalmente.

Gli attaccanti non colpiscono più direttamente la vittima principale: preferiscono infiltrarsi attraverso fornitori minori, piattaforme di aggiornamento o librerie open source non monitorate.

Gestire il supply-chain cyber risk significa dunque adottare una visione olistica della sicurezza:
non basta proteggere il proprio perimetro, bisogna mappare, valutare e monitorare costantemente anche chi fornisce servizi, infrastrutture o codice.

Cos’è il supply-chain cyber risk

Con supply-chain cyber risk si intende il rischio informatico derivante da vulnerabilità o comportamenti insicuri all’interno della catena di fornitura.

Può riguardare:

  • fornitori diretti, come chi gestisce i servizi IT o la manutenzione dei server;
  • subfornitori, spesso invisibili all’organizzazione principale;
  • componenti hardware o software integrati nei propri sistemi;
  • servizi cloud e SaaS di terze parti;
  • canali di distribuzione e logistica digitalizzata.

La caratteristica principale di questo rischio è la dipendenza esterna: l’organizzazione non controlla direttamente la sicurezza dell’anello debole, ma ne subisce le conseguenze.
Un attacco riuscito a un piccolo partner può spalancare la porta a minacce più ampie: furti di dati, ransomware, compromissione delle credenziali, o addirittura alterazione del codice sorgente distribuito su larga scala.

Perché il rischio nella supply chain è in crescita

Secondo l’ENISA, nel 2024 oltre il 60% degli attacchi significativi in Europa è passato da un fornitore o partner esterno.
Le cause principali sono tre:

  • Digitalizzazione e interconnessione
    Ogni servizio è basato su API, microservizi e cloud condivisi.
  • Dipendenza da software open-source
    Librerie e pacchetti vengono inclusi senza controllo formale.
  • Mancanza di visibilità sui subfornitori
    Le aziende conoscono i loro fornitori diretti, ma raramente sanno chi fornisce loro componenti o codice.

La conseguenza è che anche un’azienda perfettamente conforme agli standard ISO 27001 può risultare vulnerabile, se il suo provider di manutenzione, o un plugin di terze parti, viene compromesso.

Mappare la catena di fornitura: chi, cosa, come

La mappatura della catena di fornitura digitale è il primo passo per costruire una difesa efficace.
Significa comprendere chi fornisce cosa, quali sistemi tocca, e quanto è critico per l’operatività.

Un processo di mappatura efficace include:

  • Identificazione dei fornitori diretti
    Contratti attivi, servizi IT, manutenzione, consulenze, cloud provider.
  • Tracciamento dei subfornitori
    Chi opera dietro i fornitori principali (ad esempio, chi fornisce loro i data center o il software).
  • Classificazione per criticità
    Priorità alta ai fornitori che gestiscono dati sensibili o infrastrutture mission-critical.
  • Inventario delle dipendenze software
    Librerie open source, moduli esterni, SDK, repository Git.
  • Visibilità sui componenti hardware
    Soprattutto per supply chain di produzione o IoT.

Esempio
un’azienda di logistica che utilizza un software gestionale sviluppato da una software house esterna potrebbe non sapere che quel gestionale include una libreria open-source vulnerabile (Log4j).
Quando la vulnerabilità viene sfruttata, l’attaccante non colpisce direttamente l’azienda di logistica, ma il suo fornitore software e da lì, l’intera filiera.

I punti deboli più comuni nella catena di fornitura digitale

1. Software open-source non monitorato

Il codice open-source è alla base della maggior parte delle applicazioni moderne. Tuttavia, molte librerie non vengono aggiornate o controllate.

Esempio
Vulnerabilità Log4Shell (CVE-2021-44228), sfruttata in migliaia di aziende che nemmeno sapevano di usarla.

2. Servizi cloud e SaaS

La dipendenza da fornitori cloud implica che la sicurezza non è più solo locale.
Una configurazione errata su AWS o un’API non autenticata possono esporre interi database di clienti.

3. Componenti hardware compromessi

Alcuni attacchi colpiscono a livello hardware: chip contraffatti, firmware modificato, schede di rete con backdoor.

Il caso più noto riguarda le indagini su forniture di schede server modificate nella supply chain asiatica, con microcomponenti per il controllo remoto.

4. Fornitori di servizi gestiti (MSP)

Gli MSP (Managed Service Provider) gestiscono reti, endpoint e backup di molte aziende.
Nel 2021, l’attacco Kaseya VSA ha colpito migliaia di clienti contemporaneamente, sfruttando un’unica vulnerabilità nel software dell’MSP.

Caso studio reale: SolarWinds e la lezione sulla fiducia

Il caso SolarWinds (2020) resta uno dei più emblematici nella storia della supply-chain cyber risk.
Gli aggressori inserirono codice malevolo negli aggiornamenti legittimi del software “Orion”, usato da oltre 18.000 clienti in tutto il mondo, tra cui enti governativi e multinazionali.
Il malware si diffondeva tramite il canale di aggiornamento ufficiale un perfetto esempio di attacco supply-chain.

Le lezioni chiave:

  • La fiducia cieca nei fornitori è un rischio.
  • Gli aggiornamenti devono essere firmati digitalmente e verificati.
  • Serve un monitoraggio comportamentale post-deployment.
  • È necessario implementare un sistema di notifica e revoca rapida in caso di compromissione.

Governance e contratti: il ruolo delle clausole di sicurezza

Molte aziende credono che basti scegliere un fornitore “affidabile”. In realtà, l’affidabilità deve essere formalizzata nei contratti.
Le clausole contrattuali di sicurezza definiscono le responsabilità, gli obblighi e i diritti di controllo tra le parti.

Ecco alcune best practice contrattuali:

  • SLA di sicurezza (Service Level Agreement)
    Devono prevedere tempi massimi di risposta e notifica in caso di incidente.
  • Right to audit
    Il cliente deve poter verificare periodicamente la conformità alle policy di sicurezza.
  • Gestione degli incidenti
    Obbligo di comunicare ogni evento che impatta i dati o i servizi condivisi.
  • Protezione dei dati personali (GDPR)
    Chiarire chi è titolare e chi responsabile del trattamento.
  • Requisiti di certificazione
    Esigere la conformità a standard come ISO 27001, SOC 2 o NIST.
  • Clausole di resilienza e continuità operativa
    Prevedere procedure di disaster recovery documentate.

Un contratto ben redatto è uno degli strumenti più efficaci per prevenire problemi futuri, soprattutto quando si parla di fornitori terzi in contesti regolamentati dalla direttiva NIS2.

Audit e monitoraggio continuo della supply chain

L’audit non è un adempimento una tantum, ma un processo continuo.
I principali framework internazionali come NIST SP 800-161, ISO/IEC 27036 e le linee guida ENISA 2024 raccomandano un approccio ciclico basato su cinque fasi:

  • Identificare i fornitori e i servizi critici.
  • Valutare il rischio di ciascun fornitore (tecnico, operativo, legale).
  • Monitorare costantemente la postura di sicurezza (vulnerabilità note, data leak, certificazioni).
  • Verificare tramite audit periodici on-site o remoti.
  • Aggiornare le valutazioni in base ai cambiamenti (fusioni, nuove tecnologie, incidenti).

Esempio
Nelle PMI, dove le risorse sono limitate, la chiave è automatizzare il più possibile le fasi di monitoraggio, tramite piattaforme di CTEM (Continuous Threat Exposure Management) o tool di vulnerability scanning che integrano database come CVE e NVD.

Valutazione del rischio fornitore: modello di scoring

Un approccio efficace per gestire il supply-chain cyber risk consiste nel quantificare il rischio di ciascun fornitore con un modello di scoring.

Il sistema assegna un punteggio (da 1 – basso a 5 – critico) su più criteri, permettendo di creare una matrice di priorità utile per audit e decisioni contrattuali.

CriterioDescrizionePeso (1-5)Esempio di valutazione
Accesso ai datiLivello di accesso a dati aziendali o personali5Fornitore IT che gestisce backup = 5
Criticità del servizioImpatto sull’operatività aziendale4Cloud provider ERP = 4
Conformità e certificazioniISO 27001, SOC 2, GDPR, NIS23Nessuna certificazione = 1
Gestione della sicurezza internaPresenza di policy, formazione, incident response4Policy formale e DPO attivo = 4
Storico incidentiEventuali data breach o vulnerabilità note5Breach pubblico = 5
Trasparenza sui subfornitoriCapacità di mappare la propria supply chain3Subfornitori ignoti = 1
Localizzazione dei datiPaese e giurisdizione applicabile2Dati UE = 1; extra UE = 4
Tempo di risposta a incidentiVelocità di notifica e contenimento3SLA < 24h = 5
Valutazione indipendenteAudit o rating esterno (es. SecurityScorecard)2Nessuna valutazione = 1

Esempio di calcolo del rischio complessivo

Ogni criterio viene moltiplicato per il suo peso.
La somma finale determina il livello di rischio complessivo:

  • 0–20 → Basso
  • 21–30 → Medio
  • 31–40 → Alto
  • >40 → Critico

Questa semplice matrice aiuta a prioritizzare i controlli, concentrando le risorse sui fornitori a maggiore impatto.

Checklist pratica di valutazione del fornitore

Una checklist operativa dovrebbe essere parte integrante di ogni processo di onboarding o rinnovo contrattuale.

1. Identificazione e mappatura

  •  L’azienda dispone di un elenco aggiornato di fornitori e subfornitori?
  •  È definito il livello di accesso di ciascun fornitore ai dati e ai sistemi?
  •  È chiara la localizzazione fisica dei dati gestiti da ciascun fornitore?

2. Conformità e certificazioni

  •  Il fornitore possiede certificazioni ISO/IEC 27001 o equivalenti?
  •  È conforme ai requisiti GDPR e/o NIS2?
  •  Ha documentato procedure di incident response?

3. Sicurezza tecnica

  •  Utilizza autenticazione a più fattori (MFA)?
  •  Effettua regolarmente aggiornamenti di sicurezza?
  •  Adotta politiche di cifratura dei dati in transito e a riposo?

4. Monitoraggio e comunicazione

  •  È previsto un canale dedicato per segnalare incidenti o vulnerabilità?
  •  Il fornitore fornisce report periodici sulla sicurezza?
  •  Sono previste verifiche periodiche (“right to audit”)?

5. Continuità operativa

  •  Esiste un piano di business continuity o disaster recovery?
  •  Sono previsti test annuali di ripristino?
  •  È documentata la catena di subfornitori?

Automazione del monitoraggio: snippet Python

Per molte PMI, l’automazione è l’unico modo per mantenere un controllo sostenibile sulla supply chain.
Di seguito un esempio di script Python che verifica automaticamente se i domini dei fornitori sono presenti in elenchi di vulnerabilità note (CVE/NVD o servizi pubblici API):

import requests

# Lista dei fornitori da monitorare (domini o prodotti)

fornitori = [

    {"nome": "AcmeCloud", "prodotto": "acmecloud-server"},

    {"nome": "DevTools", "prodotto": "devtools-sdk"},

]

# Funzione per interrogare l'API del database CVE (NVD)

def cerca_vulnerabilita(prodotto):

    url = f"https://services.nvd.nist.gov/rest/json/cves/2.0?keywordSearch={prodotto}"

    r = requests.get(url)

    if r.status_code == 200:

        data = r.json()

        return len(data.get("vulnerabilities", []))

    else:

        return None

# Analisi dei fornitori

for f in fornitori:

    num_vuln = cerca_vulnerabilita(f["prodotto"])

    if num_vuln:

        print(f"[!] Il fornitore {f['nome']} ha {num_vuln} vulnerabilità note.")

    else:

        print(f"[-] Nessuna vulnerabilità trovata per {f['nome']}.")

Questo script non sostituisce un audit completo, ma permette di automatizzare un primo controllo utile per il monitoraggio continuo del rischio.
Può essere esteso per collegarsi a dashboard, inviare alert via e-mail o integrarsi con piattaforme di CTEM e SOC aziendali.

Come le PMI possono affrontare il rischio con budget limitato

Per le piccole e medie imprese, gestire la catena di fornitura digitale può sembrare un compito impossibile.

Tuttavia, alcune strategie pratiche consentono di mantenere un buon livello di sicurezza anche con risorse contenute:

  • Prioritizzare i fornitori critici
    Concentrarsi sui tre o quattro più importanti.
  • Usare strumenti gratuiti di rating (es. Shodan, Have I Been Pwned, Censys).
  • Richiedere evidenze minime
    Policy di sicurezza, piani di risposta incidenti, SLA scritti.
  • Formare il personale su riconoscimento di phishing e gestione credenziali condivise.
  • Integrare controlli automatici come lo script mostrato sopra.
  • Collaborare con associazioni o consorzi di categoria per condividere strumenti di audit comuni.

Dalla fiducia alla verifica continua

Il supply-chain cyber risk è una minaccia sistemica: non colpisce una singola azienda, ma l’intero ecosistema digitale.

La sfida non è eliminare il rischio, ma gestirlo in modo continuo, trasformando la fiducia cieca in una fiducia verificata.

Implementare modelli di scoring, checklist operative e audit periodici consente di anticipare gli incidenti anziché reagire.

Per le PMI, la chiave è la proporzionalità: poche regole, ma chiare, integrate nei contratti e monitorate nel tempo.

Nel prossimo futuro, la convergenza tra NIS2, Cyber Resilience Act e strumenti di Continuous Threat Exposure Management (CTEM) spingerà verso una gestione più trasparente e automatizzata della sicurezza lungo tutta la catena del valore.


Domande e risposte

  1. Cos’è il supply-chain cyber risk?
    È il rischio informatico derivante da vulnerabilità presenti nei fornitori o nei loro subfornitori.
  2. Quali sono i settori più esposti?
    Energia, sanità, manifattura e servizi IT, per l’alto livello di interconnessione.
  3. Come si identifica un fornitore critico?
    Valutando l’accesso ai dati sensibili e l’impatto operativo del servizio fornito.
  4. Quali clausole contrattuali sono essenziali?
    SLA di sicurezza, diritto di audit, notifica incidenti e requisiti di conformità.
  5. Esistono standard di riferimento?
    Sì: NIST SP 800-161, ISO/IEC 27036, ENISA Supply Chain Security.
  6. Come posso automatizzare i controlli?
    Con script che interrogano database CVE o tool CTEM per il monitoraggio continuo.
  7. Quanto spesso va eseguito l’audit?
    Almeno una volta l’anno, o dopo ogni variazione significativa del fornitore.
  8. Le PMI devono rispettare la NIS2?
    Solo se operano come “soggetti essenziali o importanti”, ma le best practice restano valide per tutti.
  9. Come gestire un incidente su un fornitore?
    Attivare subito il piano di risposta, revocare accessi temporanei e notificare l’Autorità se previsto dal GDPR.
  10. Il rischio zero esiste?
    No: l’obiettivo è ridurre e controllare il rischio, non eliminarlo.
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